Emozioni e riflessioni…in quarantena

Mi annoio.
A volte sono molto arrabbiata.
L’ansia mi sorprende all’improvviso.

Sono una psicologa ma, bando ai luoghi comuni, provo ciò che proviamo tutti.
L’unica differenza tra uno psicologo e un “non addetto ai lavori” è che ha qualche informazione in più per poter gestire diversamente questi momenti difficili; è come se avessimo una cassetta degli attrezzi e, di volta in volta, proviamo ad utilizzare le giuste tecniche per poter portare pace dove le emozioni, di tanto in tanto (e sempre per un motivo) portano un po’ di scompiglio per attirare la nostra attenzione.  

Allora condivido con voi alcune riflessioni che non hanno la presunzione di risolvere problemi specifici partendo da considerazioni generali, ma possono aiutare a cambiare prospettiva e, a volte, cambiando prospettiva si possono notare vie d’uscita che prima proprio non riuscivamo a vedere!

Rabbia, discussioni, ansia, noia…è tutto così impossibile da sopportare? C’è una prospettiva diversa che può rassicurarci e permetterci di affrontarli in modo più funzionale?
Riflettiamoci insieme!

  1. Rabbia
    Siamo tutti un po’ tesi, le risposte antipatiche sono più immediate, la rabbia può prendere il sopravvento e diventa più difficile trovare la calma, diventa difficile gestirla, magari le modalità in cui eravamo soliti sfogare le nostre frustrazioni ora non sono accessibili (pensiamo a chi andava in palestra o aveva bisogno di un caffè con l’amica fidata), quindi ora siamo costretti a reinventarci e non è affatto semplice.
    Rabbia sotto una nuova prospettiva: cosa si cela dietro questa emozione?
    La rabbia è il frutto di un bisogno insoddisfatto, tante volte prende così tanto il sopravvento che fatichiamo a vederlo e tutto è più complicato e difficile, ma se noi provassimo a concentrarci durante un momento di rabbia, potremmo individuare il bisogno che non stiamo riuscendo a soddisfare.
    Direte: tutto qui? 
    In realtà è un passo importante!
    Prima di tutto vi aiuta ad evitare di sfogare la rabbia contro situazioni o persone che in realtà sono solo la punta dell’iceberg, secondo vi permette di entrare in contatto con i vostri bisogni e di cercare, se possibile, sostituzioni momentanee in un periodo in cui, purtroppo, non è possibile raggiungere tutti gli obiettivi che vorremmo, terzo, in alcuni casi è possibile rendersi conto che un bisogno insoddisfatto non è sempre condannato a restare tale, ma potrebbe essere anche solo rimandato!

2. Noia

La noia sa essere veramente terribile, il poeta decadentista Baudelaire la descriveva poeticamente come “grigio frutto dell’incuriosità”, un modo veramente efficace, a mio parere, perché permette di vedere quella componente di apatia che ci prende e ci trascina in un momento che, battendo le leggi del tempo, si allunga immensamente facendo trascorrere una singola ora in circa 60 lunghissimi ed infiniti minuti.
Cambiamo prospettiva: e se la noia fosse invece una pausa di inattività in cui motivarci all’azione? Viviamola come un momento di passaggio, sfruttiamola per investigare la nostra creatività! Usiamo i momenti di noia per stufarci così tanto di stare senza far niente da trovare la giusta motivazione per attivarci il doppio dopo, immaginando nuovi modi per passare il tempo e così, il “grigio frutto dell’incuriosità” potrà trasformarsi in una riscoperta di noi stessi, dei nostri hobby, dei modi in cui possiamo sperimentarci.
Io ho iniziato a disegnare in questi giorni, in modo assolutamente pessimo e privo di qualsiasi talento, ma mi sono riscoperta a sperimentare un’attività che non provavo, probabilmente, dalle scuole medie… e mi sono persino divertita

3. Discussioni

Avete mai visto la serie How I met your mother? Lily e Marshall, marito e moglie, sono soliti durante le loro discussioni ricorrere al momento della “pausa”, un’isola felice in cui non si discute. Nella vita reale sarebbe difficile gestire una pausa con la stessa disinvoltura dei due personaggi della serie, le emozioni non possono essere accese e spente a comando, ma siamo comunque abituati ad avere delle piccole pause create da necessità impellenti: lavoro, scuola, studio, appuntamenti vari, corsi, allenamenti…
Una discussione può durare anche più giorni, ma nel mezzo c’è la Vita, che interviene permettendo alla nostra mente di svagarsi, di avere altri spunti di riflessione, di uscire con un’amica per sfogarsi, ma anche semplicemente per andare in palestra e non parlare di nulla. 
Adesso siamo chiusi in casa, la spesa si può fare una volta a settimana e comporta comunque una certa dose di pazienza per la fila, le mascherine che non fanno respirare, i guanti di plastica che si rompono di continuo (restano impigliati sono a me nella zip della borsa?!)…insomma, uscire non ci porta distrazioni utili o divertenti!
Il risultato è che le discussioni possono diventare più pesanti, la tensione in casa si percepisce sempre di più e fare pace diventa più complicato.
Discutiamo in modo sano: contestualizziamo la lite e impariamo non scagliarci contro la persona con cui stiamo discutendo dandogli delle etichette, ad esempio, se vi arrabbiate con Mario perché Mario è stato maleducato, è utile riflettere sul fatto che Mario non è una persona maleducata, ma si è comportato in modo maleducato in quel momento.
Accettazione e comprensione possono essere parole chiave in questa fase potenzialmente delicata per i rapporti interpersonali: come è importante accettare la propria rabbia, è importante riconoscere e accettare anche all’altro il diritto di provare rabbia; come possiamo contattare i nostri bisogni insoddisfatti alla base della nostra rabbia, è importante sforzarsi di comprendere anche i bisogni insoddisfatti dell’altro
E se invece di urlarci l’uno contro l’altro provassimo a parlare dei nostri bisogni?
Ma questo è un argomento molto vasto ed interessante che approfondiremo in un altro articolo

4. Ansia

Già in passato mi è capitato di esaltare le note positive legate all’ansia, soprattutto in questo periodo è un meccanismo che ci spinge a mettere in atto accortezze finalizzate all’evitamento del contagio, quindi di base si può dire che gioca a nostro favore.
A volte, però, lei prende e diventa iperattiva, quindi dal semplice campanello di allarme che ci ricorda di lavare le mani in modo minuzioso dopo aver fatto la spesa, inizia lavorare incessantemente inserendo nella nostra mente pensieri orribili di persone a noi care contagiate, impossibilità di rivedere amici e parenti, terrore di stare male.
Ora, cara Ansia, ok che ci vuoi aiutare, ma forse potresti evitare gli straordinari.
Se siamo attanagliati da pensieri orrendi, come possiamo fare per liberarci?
Cambiamo prospettiva: non pensiamo più, agiamo.
L’unica cosa che batte il pensiero è l’azione.
Provate ad impedirvi di pensare a qualcosa, ad esempio, provate ad impedirvi di pensare ad un gatto: prima di tutto dovreste selezionare con la vostra attenzione l’oggetto a cui non pensare (il gatto), e poi dovreste “pensare di non pensarci”… un po’ complicato non vi pare?! 
Quando vi assalgono pensieri spaventosi, agite
Fate qualcosa di pratico (ginnastica, cucina, disegno, scrittura, suonare…) vi aiuterà a spegnere il pensiero e attivare altre vie della vostra mente che avranno come obiettivo quello di ricordarvi come procedere per realizzare l’attività scelta. A questo proposito, preferite attività poco meccaniche, perché quelle eccessivamente abituali agiscono attraverso la memoria procedurale e la vostra mente sarebbe comunque libera di vagare per pensieri tristi.

Questi sono piccoli spunti, nulla di particolarmente illuminante, ma potrebbero aiutare a pensare (o a non pensare!) in maniera diversa e ad accorgerci che, forse, se cambiamo modo di rispondere alle nostre emozioni, allora anche le emozioni potrebbero cambiare il modo di comunicare con noi!

Un pensiero riguardo “Emozioni e riflessioni…in quarantena

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