Tra flessibilità e rigidità

“La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto.
La follia siamo voi o io, amplificati.”

Questa breve perla è tratta dal film “Le ragazze interrotte” diretto nel 1999 da James Mangold e tratto liberamente dal romanzo “La ragazza interrotta” in cui Susanna Kaysen racconta la sua personale esperienza in una clinica psichiatrica negli anni sessanta.

Nel film Lisa (Angelina Jolie) sostiene che l’unico modo per uscire dalla clinica sia confessare segreti, molti segreti: solo così gli psicoterapeuti si convincerebbero dell’avvenuta guarigione.

La protagonista Susanne (Winona Ryder), esprime però qualche perplessità rispetto a questa convinzione:

ma se io non avessi un segreto?

Alla fine, Susanne giunge ad una conclusione diversa rispetto a quella della sua amica Lisa:

La follia siamo io o voi, amplificati.

Questo è il modo più interessante e utile di guardare a qualsiasi tipo di difficoltà psicologica; può sembrare semplicistico, ma aiuta enormemente a mettersi nei panni dell’altro e a cercare di capirlo.

Proviamo a fare qualche esempio:

a chi non è mai capitato di essere preoccupato per un colloquio di lavoro, un esame o un’interrogazione? Chi non si è mai svegliato provando una sensazione di tristezza e stanchezza, il desiderio di restare a letto e non fare nulla perché nulla sembra attraente o stimolante?

Ecco, già attraverso questi due esempi possiamo entrare in contatto con due diverse problematiche. Immaginando queste sensazioni amplificate avrete idea di come può sentirsi chi soffre di ansia e chi di depressione.

Può sembrare più semplice riuscire a mettersi nei panni di chi soffre di ansia e depressione tenendo conto che sono considerate il male del secolo, ma in realtà non è molto complicato fare lo stesso esperimento con problematiche più complesse!

E allora, se sembra così comune qualsiasi tipo di pensiero (dal più semplice al più complesso) come mai per alcune persone diventa invalidante e per altre no?

Perché per alcune persone quella modalità di pensiero diventa rigida.
Le persone che hanno difficoltà relazionali o emotive sono molto spesso caratterizzate da un pensiero più rigido che tende a riproporre sempre le stesse dinamiche, come in un circolo vizioso; chi invece ha un pensiero più flessibile riesce a proporre diverse modalità di azione non cronicizzandosi su dinamiche disfunzionali.

Le difficoltà psicologiche e relazionali, dunque, sono comprensibili alla luce di due elementi fondamentali: amplificazione e rigidità.


Uno degli obiettivi più importanti dell’intervento psicologico è aumentare la flessibilità cognitiva.

Permettendo alla persona di individuare più strade, più pensieri funzionali, quello disfunzionale può perdere la sua supremazia e permettere la sperimentazione di nuove vie!


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